Nanofilosofia

MB: Alcune tecnologie emergenti come l’intelligenza artificiale e le nanotecnologie in particolare, mi fanno domandare che cosa *due filosofi come noi* possano dire riguardo alla loro affermazione e diffusione.

Mi pare si giochi una doppia partita: se da un lato sono affascinato dai “prodigi” che il sapere dello “scienziatpacemakero-ingegnere-stregone” può produrre, dall’altro cerco il più possibile di stare alla larga dai suoi “frutti”, che spesso sono prodotti commerciali di cui non abbiamo alcun bisogno, ma che, anzi, producono continuamente una domanda, un brusio di fondo atto a coprire il vuoto esistenziale delle nostre vite, secondo il noto sillogismo “possiedo, dunque sono”. In qualunque campo, il mercato ci inonda di beni tecnologici che saturano ogni minimo anfratto, anche quelli che non pensavamo nemmeno esistere.

E mi ritrovo così nella condizione opposta a quella dell’italiano medio (ma forse dovrei dire dell’occidentale medio?), che di norma aborre totalmente qualunque nozione tecnico-scientifica, ma poi corre a comprarsi ogni tipo di “cazzata high-tech” che esce sul mercato. Perché quello che tutti cercano è il possesso del prodotto tecnologico, non la comprensione più ampia delle possibilità della scienza (e della coscienza) umana.

Non è la téchne ad essere sotto accusa, quindi, ma la tecnocrazia che, a braccetto con l’economia, seduce l’uomo e lo plasma a sua immagine e somiglianza, senza che esso nemmeno se ne accorga.

LT: Due filosofi come noi possono avere qualcosa da dire sull’influenza che ha la logica della macchina rispetto alla logica biologica (non da intendersi come dicotomia ma come integrazione di due processi con una genesi differente) sia sul piano personale (più pittoresco, più cyberpunk, ma sostanzialmente innocuo) che sul piano sociale (dove invece gli effetti dicotomici dell’attività programmatoria 0/1 si fanno sentire eccome) e soprattutto, a mio avviso, decisionale e valutativo.

Come valutava un medico ieri? Come valuta oggi? Mi pare fosse stato Malpighi il primo ad utilizzare il microscopio per ragioni mediche: siamo un po’ li, che cos’è un essere umano che non è più necessariamente solo umano? Abbiamo innestato una logica nonbiologica all’interno del biologico, e ora ne cogliamo i frutti. Non devi intendere la questione come un banale innesto, come una visione steampunk in cui cambiamo i materiali, diventano più pittoreschi, più spettacolari, ma in cui la logica del loro funzionamento con cambia. Usare un bastone implica un semplice scambio, in cui la logica binaria del bastone (pesare, cadere, avere un peso specifico) rimane del bastone diviene nel bastone come arma un semplice oggetto da utilizzare. Tale logica, per quanto potenziata, rimane tale anche un iphone, ma quando parliamo di innesti, di nano tecnologie e simili, pensiamo un quadro di logica binaria, oggettuale o la massimo della sua flessibilità di logica binaria scritta appositamente per l’hardware che viene innestato. E’ questa mescolanza di logiche che è contemporaneamente innovativa e repulsiva. Come fa il tuo corpo a far funzionare un pacemaker come fosse un muscolo se è un pezzo di metallo? Sono le due logiche che li guidano a renderli incompatibili, ma la necessità del vivere permette di fondere un compromesso in cui la logica oggettuale non è più solo oggetto e dove il soggetto non può più essere solo tale, in quanto a necessità di piegare una parte del suo funzionamento ad una logica che precedentemente non gli era propria per continuare ad esistere.

[to be continue…]